Oltre L’impossibile

 

Negli ultimi giorni ho visitato angoli di Sardegna che non conoscevo personalmente ma solo per sentito dire. Sono tornato arricchito e felicemente sorpreso nell’aver trovato, oltre all’ospitalità dei Sardi di cui ho beneficiato per molti anni, realtà, territori e vini incredibili, prodotti da persone coraggiose e legate alle proprie origini. Nell’ultimo decennio ho avuto l’onore di lavorare per due Cantine nel Sud della Sardegna e, nel corso di frequenti vacanze passate in questa bellissima isola fin da ragazzo, ne ho visitato molte parti, rimanendo sempre affascinato, ma pensando di aver visto molto. Invece la Sardegna è una continua sorpresa; si esprime esattamente come uno spot usato spesso: “Un’isola, un continente”!

Gli alberelli ultra settantenni, ed anche ultra centenari, di Cannonau e di Granazza sulle sabbie di Mamoiada, la lavorazione di quei terreni con la trazione animale, il controllo delle erbe nei filari facendo pascolare le greggi prima del germogliamento,la corona di monti che li circonda, sono esperienze che chi è nel settore o ne è solo un amante dovrebbe vedere. Sono sincero, lasciando quei luoghi mi sono detto: “Come ho fatto a non averlo visitato prima!”

Si parla sempre con invidia, di quello che hanno gli altri, osserviamo le cose da “Italiani” con una ammirazione e un occhio rivolto all’estero, della Grande Borgogna tanto per fare un esempio, e poi non sappiamo cosa abbiamo dietro l’angolo di casa. Che dire poi della viticoltura “ Eroica” sulle dune di sabbia nella zona di Badesi,con quei vigneti dove non resisterebbe nemmeno un cactus e dove invece trovi viti di vermentino su piede franco di 50 anni e più che resistono, abbarbicate per 20 metri di profondità alla ricerca di nutrimento e acqua, dove la tecnica della propaggine è l’unico modo per sovvertire le fallanze di vigneti straordinari, tenaci nel resistere al sale del mare e all’effetto smeriglio della sabbia spinta dal vento, donando poca uva da vino ma superlativa.

Ringrazio Francesco Sedilesu, che per primo mi ha invitato a Mamoiada, Giovanni Montisci, che mi ha accompagnato per vigne, tutti i loro amici, Francesco Cadinu, Antonio Mele, Simone Sedilesu e Giampaolo Paddeu, piccoli produttori di tesori unici quali i loro vini incantevoli, e non ultimo, Plinio Baffigo che mi ha accompagnato per tutto il viaggio permettendomi di vedere altri luoghi unici.


L’idea del viaggio era nata come una piccola sfida con gli amici di Mamoiada dopo che alcuni articoli e interviste pubblicate sui Social avevano stimolato la curiosità di confrontarci su alcune idee e opinioni “ Enoiche”, tecniche di vinificazione ed altro. Da parte mia è stata una giornata ricca di spunti e di considerazioni: ho avuto la conferma che i grandi vini si esprimono solo da terreni vocati: i vini di Mamoiada sono grandi vini! Ma ho anche osservato e provato che la tecnica della vinificazione senza solfiti può avere un suo perché. Certo, i vini senza solfiti non si conservano nel lungo periodo e, nonostante i Cannonau di Mamoiada difficilmente scendano sotto i 15° di alcool, non possono essere goduti oltre i tre anni dalla vendemmia; alcune tecniche usate lì, però, da Giampaolo Paddeu , per esempio, mi hanno convinto a guardare questa pratica con un occhio più attento. L’uso o non uso di lieviti commerciali per dare spazio a selezioni di lievito indigeno delle loro cantine, poi, dimostrano che la riuscita delle vinificazioni è aleatoria, non sempre perfetta o completa. Non si può negare nemmeno il fatto che le fermentazioni devono svolgere anche 17- 18 ° alcool: è difficile per Natura, anche per i lieviti selezionati, che sono senza dubbio più alcoligeni ma non dei supereroi… L’uso di questi ultimi, però, non va condannato solo perché si sono provati a fermentazione bloccata, come rimedio ultimo, bisognerebbe inseminarli subito dopo l’ammostamento. Le opinioni sono contrastanti ma costruttive; per ora ognuno continua a sostenere le proprie idee, in futuro chissà…. Ciò che più conta, però, è che a Mamoiada continueranno a produrre grandi vini, con o senza lieviti indigeni.

La cosa sorprendente sono i terroir: talmente particolari quelle terre e quelle vigne, oltretutto in altura, che tu bevi un vino di 16° e non lo senti, ho assaggiato un Cannonau di Sedilesu a 21°!!! Dovete provarlo se non lo avete fatto, tanto è la complessità e la ricchezza di quei vini. Per non parlare di annate vecchie… Giovanni ha aperto un 2007… esperienza unica! Complimenti a tutti, siete coraggiosi e appassionati e non esiste niente che valga quanto la vostra opera per sostenere territori che altrimenti si impoverirebbero di Storia, Cultura e Vita.
Un grazie a tutti

30 Marzo 2018

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