Ricordo di Giacomo Tachis

Ho lavorato con Giacomo Tachis, interrottamente, dal 1990 alla fine della sua attività lavorativa.
Sono “Allievo” di Tachis e non di Tachis-Antinori e dintorni. Si! Posso dire di essere stato formato alla sua corte.
L’Ho conosciuto nel 1987 ed ho iniziato con lui un dialogo.
Il Dottore (così l’ho sempre chiamato)era appassionato di Fisiognomica e diceva che i miei caratteri corrispondevano all’affidabilità.
Dal 1990 è iniziata una stretta collaborazione.
Abbiamo iniziato ufficialmente con le Marche, Umani Ronchi, famiglia Bernetti.
Ripensandoci credo di essermi comportato più da dipendente del Dott. Tachis e non di chi effettivamente mi assumeva.

Ma Il Dottore era cosi, ti travolgeva del suo Sapere e non potevi sottrarti: non ho mai voluto sottrarmi!
Sono iniziate degustazioni frequenti, ogni fine settimana andavo a casa sua, rispettando queste regole, due delle quali possono far ridere: barba fatta, mai tenere gli occhiali da sole in testa e guai a fumare, un fumatore non po’ essere un buon degustatore. Fumavo, sono riuscito a smettere.
Superate le formalità entravi nel suo regno, dove potevi trovare tutto un mondo enoico da degustare in tante bottiglie. Mi ricordo di alcune volte in cui mi riceveva con in mano la fotocopia di una pagina di un libro e mi diceva: ”Studia”! Poi ci si trasferiva in cucina , il suo laboratorio, e si degustava.
Quando non andavo, in genere veniva lui in visita.

Le degustazioni erano un’ emozione, le prime, non lo nego, mi sentivo le gambe tremare; invece non so neppure come sia successo ma “TARARMI” con lui è stata la cosa più semplice e naturale del mondo. L’esercizio di degustazione e confronto non finiva con l’incontro settimanale o la quotidianità di cantina. Da casa sua mi portavo via numerosi campioni, integrati da quelli che ricevevo direttamente da altre cantine, degustavo ed inviavo il fax per il confronto con lui, e non era insolito che prima arrivasse il suo di fax ed io dovevo trarre le conclusioni. Tachis era cosi, se ti sceglieva ti trasmetteva il suo sapere con semplicità, naturalezza e modestia , si fidava senza riserve. Come quando dichiarò in un intervista a Bruno Donati che il Pelago di Umani Ronchi l’avevo fatto io.
In effetti in cantina c’ero io, e le prove di assemblaggio le feci io, ma se non avesse dato lui la pennellata dell’artista, nel 1998, non avremmo avuto quello stesso risultato. Considerato che non sprecava parole, è bello pensare che ci credesse.

Le giornate lavorative erano scandite da telefonate frequenti. Il Dottore non chiamava ai centralini e tanto meno ai cellulari, ma mi cercava a casa, dove naturalmente non c’ero, ma chi rispondeva sapeva già che mi doveva rintracciare, subito, per richiamarlo perché ” era urgente” come lasciava detto.
Le sue “urgenze”, espresse sempre con lo stesso tono , potevano spaziare, da questioni di cantine e vino, o solo per volermi ricordare di portargli le alici marinate o i ravanelli o il panettone (era molto goloso), oppure per informarmi che un Produttore era interessato a me: “Gli ho dato il tuo nome e recapito
“diceva “ma gli ho già detto di no, per te”.
Alcuni produttori li ho incontrati e sono stato molto tentato, ma alla fine ho detto : “No, Grazie”
Non l’ho mai lasciato, perché ho voluto fino alla fine beneficiare del suo sapere e voglio anche pensare di essere riuscito a tradurre, in alcuni casi, quello che lui avrebbe voluto fare, quando non era più in grado.
E comunque mi sono sempre sentito così grato, per tutto quello che mi ha insegnato che mi è sembrato il minimo comportarmi così.

Solo per ricordare alcune cose fatte con lui: Pelago, uno su tutti i vini di Umani Ronchi, Regina del bosco di Dezi, Il Pollenza, dal progetto dei vigneti, alla cantina e all’intera gamma dei vini, Fattoria l’Entrata (Della Valle).Ho proseguito per anni il progetto Agripunica con il Barrua e il Montessu , i vini prodotti in uno dei luoghi che più lo hanno ammaliato e Cantina di Santadi con il TerreBrune, Il Carignano e tutto il resto.

Grazie Dottore Tachis

Umberto Trombelli

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